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Angry Panda Klan

Una nebbia fitta ricopre il cielo piemontese, in lontananza le Alpi si tingono di un rosso sabbia dal sapore apocalittico. La pioggia mi accompagna lungo il cammino per tornare a casa.

Oggi la sveglia è suonata all’alba; il lockdown è finalmente terminato e quindi posso riprendere le attività che più mi piacciono. Il tempo di connettere il cervello, di riprendermi dalla serata precedente e, reflex in spalla, si esce di casa. Durante il tragitto sono silenzioso, ho miliardi di pensieri per la testa. Il mio silenzio, improvvisamente, viene interrotto. Una sinfonia di scarichi mi riporta alla realtà. Eccoli, sono arrivati. Oggi tocca a loro, l’Angry Panda Klan!

Mi circondano; lo scenario sembra quello di un film Hollywoodiano.
Il primo a scendere è Max, uno tra i più “anziani” del gruppo. La sua Nissan 350Z grigio Nardò, ancora accesa, sembra borbottare e lamentarsi del fatto che si trovi parcheggiata.
No, non è questo il posto adatto a lei. Non c’è spazio per l’utilizzo cittadino o per i viaggi del fine settimana, il suo habitat sono le piste e le strade di montagna.

Le modifiche sono un’infinità e pensate in modo da ottenere un risultato ben preciso: fare in modo che l’auto sia un tutt’uno con chi la guida. Una ricercata opera sartoriale di alto livello che negli anni ha permesso a Max di cucirsela addosso, di conoscerne ogni singolo aspetto e dettaglio. Un feeling così elevato che gli permette di guidarla e intraversarla come e quando vuole, senza nessun timore.

Se avesse potuto, avrebbe replicato uno delle scene di F&F Tokyo Drift cominciando a fare dei Donuts attorno a me, d’altronde Alberto è abituato a questo tipo di guida. Lui è uno degli ultimi ad essere entrato nella famiglia Angry Panda Klan; quando fa sul serio guida una Nissan 350z swap LS3 con la quale ha ottenuto un secondo posto nel campionato italiano drifting, ma oggi ci ha raggiunto con la sua daily: una GT86 San Marino Blue.

Perché ha scelto proprio l’86? Cercava un posteriore, coupé, abbastanza recente e super modificabile. A lui non importano le chiacchiere da bar, non gli importa del fatto che la sua auto sia una delle più criticate degli ultimi anni, lui preferisce divertirsi tra le tortuose strade di montagna o nelle grandi rotonde deserte nelle fredde notti piemontesi piuttosto che sfoggiare centinaia di cavalli da utilizzare solamente sul dritto.
Le modifiche, poco vistose, sono state effettuate tutte con criterio: assetto Tein, aspirazione Takeda, collettori Tomei, mappa Ecutek e un po’ di carbonio sparso qua e là.
Alberto è una di quelle persone attratte da qualsiasi cosa che abbia un motore a scoppio, sempre felice e di buon umore, ma non provate a sfidarlo, è tanto, troppo competitivo.

Ricordate quando le riviste cartacee facevano da padrone? Quando il web non aveva ancora preso il sopravvento e ci si recava in cartoleria per acquistare i giornali con le prove automobilistiche?
Uno di quei giorni lessi un articolo che, in una delle sue parti, recitava così: “Evo 6, anzi sei EVO. Perché non fa caldo, ma mi sudano le mani mentre guido, il cuore batte al limite della fibrillazione e la mente è costretta a ragionare al doppio della velocità.” Secondo Marco, quell’articolo aveva dannatamente ragione.

Nonostante siano ormai trascorsi 15 anni, ricorda perfettamente il giorno in cui quell’auto gli rubò il cuore. Un annuncio come tanti e poi un viaggio verso Borgomanero, uno di quelli in cui i guard-rail che circondano l’autostrada sembrano non finire mai. Qualcosa sbuca da lontano: una sagoma bianca, un alettone, degli OZ color titanio che celano al loro interno delle pinze Brembo.
Mitsubishi Lancer EVO VI RS2: una macchina creata non per apparire bella, ma solamente per andare forte, ovunque.

Mi racconta anche di tutte le modifiche effettuate, non perché fosse estremamente necessario, ma perché voleva un’auto robusta, che gli consentisse di sfruttare a pieno le doti telaistiche e quelle di trazione e che, associata al peso contenuto e al cambio corto, gli permettesse di giocare anche con gli amici biker. Quindi componenti interne HKS, volano Cusco, assetto Tein, paraurti anteriore HKS utile per raffreddare meglio l’IC maggiorato della Blitz e tanti altri interventi che non basterebbero 10 giorni per elencarli.

Il grigio Nardò si incupisce, diventa nero e fa spazio a una seconda Nissan 350z, quella di Humberto.

La passione per le vetture JDM sin da piccolo, un test drive in pista con Max che si divertiva a guidare di traverso, la sinfonia del V6: “è vero amore, voglio quest’auto!
Scarico, cerchi e aspirazione fanno da contorno ad un mezzo usato non solo su strada e come daily, ma anche in pista, dove Humberto dà il meglio di se e si diverte come un matto.

Il mio viaggio in questa fredda domenica piemontese finisce qui.
Entusiasta come un bambino che vede i supereroi, oggi ho immortalato una parte degli APK, una crew nata nel lontano 2006 da quelli che furono i Turin Street Racer.
Non solo un gruppo di amici, ma una vera e propria famiglia unita da una passione comune.

Fotografia a cura di Giorgio Saba.

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